Divinazione runica
Non esiste alcuna prova che durante l'epoca runica si estraessero rune da un sacchetto per rispondere a un quesito. La pratica odierna è stata codificata nel corso del Novecento, soprattutto a partire dal 1982, e poggia su fondamenta in parte autentiche e in parte inventate. Entrambi gli aspetti meritano di essere compresi a fondo.
- 1982
- il libro da cui deriva gran parte della pratica moderna
- 0
- metodi di lancio storicamente attestati
- 98 CE
- l'unico resoconto dell'antichità classica
- In use
- Pratica moderna: dal XX secolo in poi. Epoca rivendicata: dall'Età del Ferro all'Epoca Vichinga
- Evidence
- Un ambiguo passo classico; nessun riscontro archeologico o epigrafico
- Where it survives
- Nessun testo o reperto dell'epoca runica che descriva un uso divinatorio
- Stato
- Una pratica moderna, costruita attorno a un fatto storico reale: il valore ideografico delle rune
Il dato fondamentale senza filtri
Nessuna iscrizione documenta l'estrazione di rune per rispondere a un quesito; nessun codice giuridico vi accenna; nessuna saga ritrae una scena di lancio delle rune, sebbene la letteratura norrena descriva con dovizia di particolari numerosi altri riti divinatori. Inoltre, nessun ritrovamento archeologico è mai stato catalogato come corredo divinatorio, né alcun reperto runico è mai stato rinvenuto in gruppi di ventiquattro unità.
Il corpus epigrafico pervenuto risponde a esigenze memoriali, territoriali, mercantili, private o talvolta conflittuali. Vi figurano contrassegni di proprietà, conteggi commerciali, maledizioni, dediche affettive, volgarità, esercizi di lingua latina e persino la rimostranza di un uomo convinto che le rune incise da qualcun altro avessero fatto ammalare una donna. Ciò che manca del tutto sono gli oracoli.
Questo è il dato di fatto storico, esposto con chiarezza: l'elemento che gran parte dei manuali sulle rune evita accuratamente di menzionare.
Cosa scrisse realmente Tacito
Un singolo passo sostiene quasi per intero l'intera rivendicazione storica, ed è opportuno leggerlo con attenzione diretta anziché attraverso una parafrasi.
Nel capitolo 10 della Germania, redatta intorno al 98 d.C., Tacito descrive una pratica mantica germanica: da un albero fruttifero si recide un ramoscello, che viene tagliato in liste; su di esse vengono tracciati dei segni, le notae, e i frammenti sono gettati a caso su un panno bianco. Quindi il sacerdote della tribù, per i consulti pubblici, o il capofamiglia, per quelli privati, rivolge una preghiera agli dèi, volge lo sguardo al cielo e ne raccoglie tre, uno alla volta, interpretandoli in base ai contrassegni incisi in precedenza.
Si tratta della descrizione autentica di una pratica realmente esistita, ed è una testimonianza di straordinario interesse. Tuttavia, tre problemi insormontabili impediscono di utilizzarla come prova della divinazione runica.
La datazione. Tacito scrive intorno al 98 d.C. I più antichi manufatti runici databili sono contemporanei o successivi a quel periodo, e una sequenza completa del futhark non compare prima della pietra di Kylver, databile attorno al 400. Lo storico latino documenta dunque una consuetudine collocata agli albori o addirittura prima dell'inizio del record epigrafico runico.
Il lessico. Tacito impiega il termine notae, ossia segni o contrassegni. Non parla di lettere (litterae), vocabolo che conosceva e padroneggiava alla perfezione. In un altro passo dell'opera osserva inoltre che gli uomini e le donne germaniche ignoravano i segreti della scrittura epistolare, affermazione difficilmente conciliabile con un sistema divinatorio alfabetico.
Il metodo. Anche prendendo il resoconto alla lettera, il procedimento non corrisponde affatto al lancio moderno delle rune. Si tratta di tre bastoncini sollevati uno per uno dopo essere stati sparsi su un telo bianco, pregando e guardando il cielo: nessun sacchetto da cui pescare, nessuno schema di stesa e nessun concetto di runa rovesciata.
Il testo documenta dunque una divinazione germanica mediante legnetti contrassegnati, non vichinghi intenti a interpretare il futhark.
L'unico aspetto storicamente autentico
Al di sotto di queste confutazioni esiste una verità storica inoppugnabile, che merita di essere illustrata con la medesima chiarezza.
Le rune possedevano un valore ideografico oltre a quello fonetico. Questa non è un'ipotesi moderna, ma un dato accertato.
La pietra di Stentoften, nel Blekinge, impiega la runa Jera da sola per significare un buon raccolto, anziché per esprimere il valore fonetico del suono j. Si tratta di una runa intesa come concetto astratto, incisa su un monumento autentico da persone che adoperavano quotidianamente quella scrittura.
Gli Anglosassoni facevano esattamente la stessa cosa. Il copista dell'unico manoscritto superstite del Beowulf traccia la runa ᛟ per tre volte come logogramma autonomo al posto del sostantivo eþel (patria, retaggio avito), all'interno di un testo altrimenti redatto interamente in lettere latine. Tale consuetudine ha un nome preciso nella filologia germanica: begriffsrunen (rune concettuali).
Inoltre, i poemi runici nascono precisamente per associare un concetto a ciascuna lettera. Un alfabeto in cui i segni prendono il nome dal bestiame, dalla grandine, dal ghiaccio, dal bisogno, dalla gioia e dalla tomba è una scrittura in cui ciascun carattere è intriso di densità semantica.
La materia prima della divinazione, ossia lettere dotate di un significato intrinseco, è dunque reale e attestata. Ciò che manca è qualsiasi prova che qualcuno abbia mai organizzato tale repertorio in un sistema oracolare.
Le origini della pratica contemporanea
Il metodo adottato oggi dalla quasi totalità dei praticanti ha un'origine precisa e recente.
Nel 1982 Ralph Blum pubblica The Book of Runes. L'opera ottenne un enorme successo commerciale, veniva venduta allegata a un set di tessere in ceramica e rappresenta l'antenato diretto della divinazione runica odierna. Blum fu molto trasparente nell'ammettere che stava creando un sistema da zero: modellò la sua tecnica sull'I Ching e sulle stese dei tarocchi, adottando un ordine di sua invenzione anziché la tradizionale sequenza del futhark.
Fu sempre Blum a introdurre la runa bianca, presentata come la runa di Odino, l'inconoscibile o il destino. Tale tessera non figura in alcuna testimonianza storica di nessun genere: ogni runa vuota presente nelle confezioni in commercio discende unicamente da quella pubblicazione.
Negli stessi anni e nel decennio successivo prese forma un filone di autori più attenti ai dati storici, in particolare con Edred Thorsson e Freya Aswynn negli anni Ottanta. Furono loro a elaborare la maggior parte delle corrispondenze con elementi naturali, alberi e divinità oggi considerate tradizionali. Quei sistemi sono coerenti e articolati con rigore; tuttavia hanno quarant'anni di vita, non mille.
Sullo sfondo di questo percorso si colloca infine Guido von List, la cui serie armanica a diciotto rune, creata nel 1902 senza alcun fondamento epigrafico, introdusse interpretazioni che circolano tuttora prive di attribuzione, prima che il suo sistema venisse assorbito dall'ideologia völkisch e dalla propaganda nazista.
Il problema delle rune capovolte
Un chiarimento pratico che discende direttamente dall'esame dei reperti, anziché dalle abitudini correnti.
La divinazione moderna attribuisce a gran parte delle rune un significato capovolto (indicato spesso nei paesi anglosassoni con il neologismo merkstave). Tuttavia, nove delle ventiquattro rune del Futhark Antico presentano una simmetria verticale (dall'alto in basso) e non possono materialmente apparire capovolte: Gebo, Hagalaz, Naudhiz, Isa, Jera, Eihwaz, Sowilo, Ingwaz e Dagaz.
I manuali e i cofanetti che propongono un significato inverso per queste nove rune stanno introducendo una pura forzatura, poiché la conformazione geometrica del segno non lo consente.
Vi è poi una sottigliezza ulteriore. La runa Sowilo possiede una simmetria rotazionale, ma non speculare: di conseguenza, una Sowilo incisa con orientamento opposto non è capovolta, bensì semplicemente rivolta nella direzione contraria. Trattarla come un'inversione significa scambiare una variante grafica per un significato occulto.
Questo sito assegna interpretazioni capovolte unicamente alle rune del Futhark Antico dotate di un orientamento geometrico univoco, e ne esclude del tutto l'uso per il Futhark Recente, il Futhorc o l'Ogham. L'inversione costituisce infatti una convenzione moderna pensata per il solo Futhark Antico, e applicarla ad altri alfabeti rappresenterebbe un ulteriore arbitrio.
Ha senso dunque consultare le rune?
La risposta è sì, per chiunque lo desideri, senza alcun bisogno di assumere un atteggiamento difensivo.
La posizione di questo portale coincide con quella adottata per i tarocchi. L'interpretazione psicologica delle carte è uno sviluppo novecentesco innestato su un gioco di carte del Quattrocento, eppure si rivela un metodo efficace. L'essere moderno non equivale a essere privo di valore.
La lettura contemporanea delle rune può contare su un materiale di partenza eccezionalmente solido: da ventiquattro a ventinove lettere con nomi realmente arcaici, legati a poemi medievali altrettanto autentici, che descrivono bestiame, tempo atmosferico, necessità, protezione, viaggi, doni, ghiaccio e sepoltura. Si tratta di un lessico molto più ricco e concreto rispetto a quello della maggior parte dei sistemi mantici, arricchito da una tradizione di divergenze storiche documentate che rende particolarmente stimolante il confronto con le fonti.
Il suggerimento metodologico è semplicemente questo: avere piena consapevolezza del livello su cui ci si trova. Dire che Hagalaz significa grandine è un fatto storico. Affermare che la strofa in antico inglese precisa che la grandine si trasforma poi in acqua è un dato documentale. Sostenere che Hagalaz simboleggia il seme della trasformazione interiore è un'interpretazione psicologica moderna, peraltro valida. Dichiarare che questo fosse il rito officiato dai Vichinghi è falso.
I primi tre livelli offrono già tutto ciò che serve per un percorso serio e fecondo.
Le testimonianze, per quel che valgono
Tutto ciò che viene solitamente citato a sostegno e cosa dimostra realmente ciascun elemento.
Tacito, Germania 10
Bastoncini ricavati da un ramo fruttifero, contrassegnati da notae e sparsi su un panno bianco; tre di essi vengono raccolti uno alla volta dopo una preghiera. Una testimonianza autentica della divinazione germanica, redatta prima che il futhark sia epigraficamente attestato, che adopera un termine indicante segni generici anziché lettere.
Pietra di Stentoften
Impiega la runa Jera isolata come ideogramma con il significato di buon raccolto. Prova epigrafica diretta che le rune potevano essere lette come concetti, costituendo la vera base storica dell'idea che le lettere possiedano un significato.
Il manoscritto del Beowulf
Il copista inserisce la runa ᛟ tre volte come logogramma autonomo al posto della parola eþel, all'interno di un testo redatto per il resto in caratteri latini. È il corrispettivo anglosassone di Stentoften e la riprova che le begriffsrunen costituivano una consuetudine scrittoria viva.
Ralph Blum, The Book of Runes
Il precursore diretto del moderno lancio delle rune. Venduto con un set di tessere, ispirato apertamente all'I Ching e alle stese dei tarocchi, adottava una sequenza ideata da Blum e introduceva la runa bianca, del tutto priva di attestazioni storiche.
Thorsson e Aswynn
Il filone della riscoperta runica più attento alla filologia e alle fonti, all'origine di quasi tutte le corrispondenze con elementi, alberi e divinità oggi considerate tradizionali. Sistemi organici, elaborati con cura, risalenti a quarant'anni fa.
Le rune armaniche di Guido von List
Una serie inventata di diciotto caratteri priva di qualsiasi riscontro epigrafico, i cui significati circolano tuttora senza attribuzione nei testi divulgativi. Il sistema fu in seguito assorbito dall'ideologia völkisch e dalla simbologia nazista, motivo per cui alcuni glifi recano oggi un pesante fardello ideologico.
Rune da esaminare da vicino
Jera
La runa adoperata come ideogramma isolato sulla pietra di Stentoften: la prova autentica che le rune veicolavano concetti.
Perthro
La runa intraducibile, nonché l'esempio più lampante di significato divinatorio fabbricato a tavolino per colmare una lacuna.
Isa
Una delle nove rune che non possono essere capovolte, a dispetto di quanto affermano i libretti di istruzioni dei cofanetti commerciali.
Sowilo
Dotata di simmetria rotazionale ma non speculare: una Sowilo orientata al contrario è rivolta nella direzione opposta, non invertita.
Eþel
La runa impiegata dal copista del Beowulf come parola autonoma, per tre volte, in un manoscritto redatto in alfabeto latino.
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