Talismani · Segni e sigilli

Il Sigillo di Salomone

Chiamato anche: Esagramma, khatam Sulayman, magen David

Due triangoli intrecciati, chiamati così dall'anello con cui si narrava che un re comandasse agli spiriti.

In sintesi

Forma
Due triangoli equilateri intrecciati
Nome arabo
Khatam Sulayman
Nome ebraico
Magen David
Nella magia dal
Tarda antichità; Testamento di Salomone, I sec. d.C.
Emblema comunitario dal
Praga, XIV secolo, in poi
Disegnato anche come
Una stella a cinque punte con lo stesso nome

Il segno e la leggenda

Due triangoli equilateri sovrapposti a sessanta gradi, che formano una stella a sei punte con un esagono centrale. A volte viene tracciato con una linea continua, altre come due figure distinte, e spesso accoglie lettere o nomi scritti nelle sei punte e nel nucleo centrale.

La leggenda che lo accompagna non è biblica. Il testo apocrifo del Testamento di Salomone, il cui nucleo è generalmente datato ai primi secoli dell'era volgare, descrive un anello con sigillo donato a Salomone e inciso con l'ineffabile nome divino, mediante il quale il re assoggettava i demoni, tra cui il loro re Ashmedai, per costringerli a lavorare alla costruzione del Tempio. La tradizione islamica riferisce la medesima narrazione riguardo ai jinn, e l'autorità di Salomone su di essi costituisce una premessa coranica più che un racconto folklorico. La figura incisa su quell'anello è il sigillo. Nei testi magici la leggenda si lega talvolta a una stella a cinque punte e talvolta a una a sei punte, ed entrambe vengono denominate Sigillo di Salomone.

Nella magia islamica ed ebraica

Nella magia islamica il khatam Sulayman figura tra i segni più impiegati in assoluto. Ricorre su amuleti, ciotole terapeutiche, monete, stendardi, decorazioni musive di moschee e diagrammi manoscritti dal Marocco all'Indonesia, frequentemente associato alla serie nota come i sette sigilli.

L'impiego magico ebraico si sviluppa in parallelo. L'esagramma appare su amuleti, nel Sefer Raziel e nella letteratura affine, su ciotole protettive e pergamene, oltre che nel ricco materiale rinvenuto nella Ghenizah del Cairo, agendo prevalentemente come contenitore di nomi divini piuttosto che come forza autonoma. L'atteggiamento rabbinico verso gli amuleti fu assai eterogeneo, e la storia magica del segno mantenne un equilibrio non privo di tensioni con la corrente teologica prevalente.

Le antiche testimonianze della figura geometrica non provano un significato comunitario ebraico originario. Un esagramma si trova su un sigillo sidonio del VII secolo a.C. e nella sinagoga di Cafarnao del III secolo d.C., dove però affianca svastiche e altri motivi ornamentali con funzione decorativa o genericamente apotropaica.

Come è diventato un emblema comunitario

L'identificazione dell'esagramma con l'identità ebraica è molto più tarda di quanto comunemente si ritenga, e i cinquant'anni di studio dedicati da Gershom Scholem a questo tema ne forniscono la prova documentaria.

La svolta giunge nel XIV secolo, quando l'imperatore Carlo IV concesse agli ebrei di Praga il privilegio di possedere una propria bandiera comunitaria, sulla quale fu collocato l'esagramma. Da Praga il simbolo si diffuse attraverso le stamperie e i cimiteri dell'Europa centrale e orientale, venne ampiamente adottato nel XIX secolo come contrappunto alla croce cristiana, fu scelto dal Primo Congresso Sionista di Basilea nel 1897 e raggiunse infine la bandiera d'Israele nel 1948.

La spiegazione di Scholem sulla scelta merita attenzione: l'esagramma si affermò proprio perché non recava un pesante fardello teologico proprio. A differenza della menorah era quasi un segno neutro, e un segno neutro poteva unificare un movimento moderno.

Questo percorso storico è fondamentale per comprendere la percezione odierna della figura. Un esagramma su un amuleto marocchino del XVIII secolo è una figura magica priva di connotazioni nazionali. Lo stesso contorno su una collana oggi costituisce quasi sempre una dichiarazione d'identità. Questa biblioteca mantiene distinti i due ambiti anziché sovrapporli.

Perché i triangoli

L'interpretazione più comune, formatasi in epoca tarda, legge il triangolo rivolto verso l'alto come fuoco e quello verso il basso come acqua, oppure spirito e materia uniti in equilibrio armonico. Questo schema appartiene al Rinascimento europeo e fu applicato all'esagramma solo successivamente.

La magia antica guardava con minor interesse al simbolismo astratto dei triangoli e si concentrava sulla funzione operativa: la figura crea sette scomparti ben definiti, sei punte e un centro, destinati a racchiudere nomi sacri. La gran parte degli amuleti conservati impiega la stella come una vera e propria griglia di scrittura, evidenziando la prospettiva pragmatica degli artigiani dell'epoca.

Come si realizza e si adopera il sigillo

In entrambe le tradizioni la figura funge da cornice per il testo sacro più che da immagine fine a se stessa.

  1. Tracciare i due triangoli, sia con una linea continua sia con due tratti separati; le fonti attestano entrambi i metodi.
  2. Scrivere i nomi divini, le lettere o i versetti coranici nelle sei punte e nell'esagono centrale.
  3. Inciderlo su argento per un ciondolo o un anello, oppure scriverlo su pergamena o carta da ripiegare e custodire in un astuccio.
  4. Nella prassi islamica viene spesso unito ai sette sigilli, una sequenza codificata di segni usata come formula unitaria.
  5. Collocarlo sopra l'architrave di una porta, nella prima pagina di un manoscritto o in una ciotola con iscrizioni disposte a spirale.

Per accostarsi al segno magico autentico e non all'emblema contemporaneo, i riferimenti storici sono gli amuleti islamici e i kame'ot ebraici su pergamena, non i gioielli moderni.

Domande per riflettere

  • La stessa figura geometrica è stata un segno magico in un secolo e una bandiera nazionale in un altro. In che misura il significato arcaico sopravvive a questo passaggio?
  • La maggioranza dei reperti antichi usava la stella come griglia per inscrivere nomi. Dove si riteneva risiedesse la fonte reale del potere talismanico?
  • Due grandi tradizioni religiose hanno adoperato intensamente questo segno pur mantenendo riserve teologiche sugli amuleti. Come fanno le pratiche popolari a resistere alle obiezioni dottrinali?

Domande frequenti