In sintesi
- Area della credenza
- Dal Portogallo al Bangladesh, e in tutte le loro diaspore
- Di solito gettato per
- Invidia (phthonos), spesso senza reale intento malefico
- Più esposti
- Neonati, spose, bestiame, chi ha appena ottenuto successo
- Quattro rimedi
- Riflettere, spezzare con il colore, distrarre, assorbire
- Formule di risposta
- Mashallah, kein ayin hora, ftou ftou
- Prima attestazione
- Testi sumeri e accadici
Che cos'è il malocchio
La credenza insegna che una persona può causare danno semplicemente guardando, e che lo sguardo più insidioso è quello mosso da invidia o da un'ammirazione smodata. È questo il dettaglio decisivo che spesso sfugge a chi osserva dall'esterno: nella maggior parte delle culture chi getta il malocchio non è una strega e non agisce deliberatamente. Un vicino che loda sinceramente la bellezza di un neonato rappresenta l'origine esatta del pericolo.
Il greco antico ha fornito a questa tradizione il suo lessico concettuale. Phthonos è l'invidia stessa, la forza corrosiva che provoca la ferita, mentre baskania è l'atto di scagliarla. Identificare questa forza con l'invidia piuttosto che con una pura malvagità rende il malocchio un regolatore sociale oltre che una credenza magica. Pone un freno all'ostentazione, spinge chi ha fortuna a respingere i complimenti e offre alla comunità un vocabolario condiviso per contenere i rancori ordinari. Gli antropologi notano da oltre un secolo che il timore del malocchio si fa più forte dove i beni sono scarsi e il guadagno di una famiglia viene inteso come la perdita di un'altra.
La sua attestazione attraversa le tavolette sumere e accadiche, la letteratura classica greca e latina, il Talmud, i testi dei hadith e si ritrova costantemente nel Mediterraneo, in Medio Oriente, nell'Asia meridionale, in America Latina e in ogni comunità originaria di queste terre.
Chi è a rischio
Costantemente: neonati, spose, donne in gravidanza, bambini attraenti, capi di bestiame pregiati, case nuove, carrozze o vetture appena comprate, raccolti generosi, successi improvvisi. Qualsiasi cosa induca a voltarsi per un secondo sguardo.
Ecco perché così tante pratiche apotropaiche sono rivolte all'infanzia. Un neonato florido in un'epoca di altissima mortalità infantile costituiva il bene più visibile di una casa e insieme il più fragile. La credenza nel malocchio offriva al tempo stesso una spiegazione per la sua perdita e una procedura per scongiurarla.
Non si trattava solo di chiacchiere da focolare ma di una vera offesa giuridica, come documenta un papiro egiziano di Karanis, nel Fayum. Nel 197 d.C., Gemellus Horion, veterano romano e proprietario terriero, presentò un esposto allo stratego locale (P.Mich. VI 423 a 424). Sapendo che aveva una vista debole, caratteristica che l'antichità associava alla fascinazione, i vicini invasero il suo fondo recando un brephos, il cadavere di un neonato, per cingerlo ritualmente di phthonos. Poi gli scagliarono il corpicino davanti agli anziani del villaggio e si impadronirono del suo raccolto mentre egli rimaneva inerme. Quale che fosse la lite reale, si chiedeva all'autorità romana di perseguire l'invidia rituale come un danno civile al pari del furto.
Molte tradizioni estendono il pericolo all'autocompiacimento. Parlare con vanto della propria fortuna è sconsigliato, e il mondo ebraico, arabo, greco e turco condivide formule scaramantiche da pronunciare subito dopo un elogio per disinnescarlo: mashallah, kein ayin hora, ftou ftou. In molte comunità omettere una simile formula dopo aver fatto un complimento a un bambino è considerato un grave errore di educazione.
I quattro rimedi
Riflettere. Rimandare indietro lo sguardo. Si usano specchi, metalli lucidi e soprattutto la perlina di vetro azzurro, che affronta l'occhio riflettendone le sembianze.
Spezzare con il colore. Porre qualcosa di vivo e inaspettato nel campo visivo. Il rosso è il più comune, donde i nastri e i fili legati ai neonati e agli animali; il blu prevale nel Mediterraneo orientale; in India e nell'Asia meridionale si applica un segno di kajal nero sul volto del bambino per intaccarne volutamente la perfezione.
Distrarre. Offrire allo sguardo un elemento bizzarro o grossolano a cui aggrapparsi. Il cornicello napoletano, il fascinum romano, il gesto della fica o i volti grotteschi scolpiti sugli stipiti delle porte.
Assorbire. Predisporre un supporto sacrificale che incassi il colpo al posto della persona. L'amuleto di vetro che si spezza, l'uovo passato sul corpo e poi rotto, il piombo fuso versato nell'acqua, l'allume bruciato. La limpia latinoamericana e il kurşun dökme anatolico operano su questo principio, e terminano entrambi con la distruzione o lo smaltimento della materia utilizzata.
Diagnosi e rimedio
È bene distinguere la diagnosi e la cura dalla semplice prevenzione. Gran parte delle culture che temono il malocchio conoscono un metodo per verificare se una persona sia stata colpita e un rito per liberarla. Tali pratiche sono affidate a una persona esperta, solitamente una donna anziana che ne ha ricevuto l'insegnamento da un'altra.
Verifiche tradizionali: versare gocce d'olio nell'acqua e osservare se si allargano o si uniscono, passare un uovo lungo il corpo e romperlo in un bicchiere, oppure i continui sbadigli e la lacrimazione di chi cura, intesi come segno del passaggio del male.
Cure canoniche: lo stesso gesto sfiorante con un uovo, una candela, sale o allume, seguito dal getto del residuo a un crocevia o nell'acqua corrente; recitazioni orali, come le ultime due sure del Corano nella tradizione islamica; e nel mondo greco o slavo, una preghiera segreta che si può trasmettere solo in una notte prestabilita dell'anno e a una persona soltanto.
L'isola di Cipro conserva una testimonianza evidente di come queste consuetudini scorrano al di sotto delle barriere politiche e religiose. Sia nelle case greco-cipriote sia in quelle turco-cipriote, il kapnisma viene eseguito bruciando foglie secche di ulivo su carboni ardenti in una ciotola di terracotta e diffondendo il fumo per le stanze, sul bestiame e attorno ai presenti per benedirli e allontanare il malocchio. Il medesimo rito, con le stesse foglie, da entrambe le parti di una linea che separa quasi ogni altra cosa.
Questi rimedi non costano nulla, implicano la presenza premurosa di chi si prende cura di una persona angosciata e terminano con l'eliminazione fisica di un elemento. È una procedura di conforto pratico mirabilmente congegnata.
Cosa si fa contro il malocchio
Prevenzione, deviazione e formule verbali tradizionali.
- Collocare un occhio di vetro, una mano o un corno nel punto esatto in cui cade il primo sguardo: sulle fasce del neonato, all'ingresso di una bottega o sullo specchietto dell'auto.
- Aggiungere un tocco di rosso o di blu. Il colore è il rimedio più immediato ed economico da indossare.
- Pronunciare la formula scaramantica subito dopo aver lodato qualcosa: mashallah, kein ayin hora, ftou ftou o il detto equivalente del luogo.
- Schermarsi dai complimenti sulla propria fortuna anziché assecondarli. È la componente sociale della tradizione.
- Non riparare mai una perlina spezzata. Se si è scheggiata significa che ha assorbito il colpo; va rimpiazzata.
- Se si teme di essere stati colpiti, la via consueta è rivolgersi a chi conosce il rito anziché affidarsi a un semplice oggetto.
Il malocchio non è una fattura deliberata, e intenderlo così snatura l'intera credenza. La quasi totalità dei rimedi mira a disinnescare la naturale e inconsapevole invidia quotidiana fra persone vicine.
Amuleti contro il malocchio
Gli oggetti fondamentali della tradizione.
- Il nazar Amuleto La perlina di vetro azzurro che restituisce allo sguardo la sua stessa immagine, l'amuleto più diffuso sulla terra.
- Hamsa Amuleto La mano aperta, secondo grande emblema di questa tradizione, che spesso accoglie un occhio nel palmo.
- Cornicello Amuleto La classica risposta italiana, che agisce per distrazione visiva mentre l'occhio di vetro lavora per riflessione.
- Il filo rosso Amuleto Il rimedio più semplice ed economico, annodato da sempre ai polsi dei bimbi o alle corna degli animali.
Il corallo, l'argento e il vetro azzurro sono i materiali d'elezione di questa tradizione, e ciascuno è trattato in una pagina dedicata.
Domande per riflettere
- Il malocchio trae origine dall'invidia, quasi sempre priva di intenzione malevola. Ha mai avvertito questo sguardo posarsi su di sé, o si è mai accorto di averlo rivolto ad altri?
- Intere società impongono di respingere le lodi. Che effetto avrebbe questa abitudine sul modo in cui parla delle sue fortune personali?
- Il rito di guarigione unisce la dedizione attenta di una persona alla distruzione di un oggetto. Che cosa produce realmente il sollievo in quel momento?
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