Calc
calice o gesso; incerto
Una k dura, tenuta separata da una lettera che aveva mutato suono
- Sound
- k /k/
- Posizione
- 32
- Group
- Lettere tarde e di manoscritti
- Descended from
- Nessuno. Un'aggiunta anglosassone tardiva
- Unicode
- U+16E3
- Sì / No
- Nessuna risposta tradizionale superstite
Diritto
- una k dura
- separazione
- precisione
- una distinzione preservata
- il nord
Across the scripts
Nessun antenato
Un'aggiunta tardiva priva di equivalente nel Futhark Antico. Queste lettere furono introdotte secoli dopo la serie originale.
Nessun equivalente
La Scandinavia non aggiunse mai lettere alla propria serie. Risolse gli stessi problemi riducendo i caratteri, affidandosi al contesto e, più tardi, punteggiando le rune esistenti.
Calc
Futhorc anglosassone
Un'aggiunta tardiva per rappresentare la /k/ dura; a differenza delle altre lettere note solo dai manoscritti, compare su monumenti reali tra cui la Croce di Ruthwell.
Lo stesso problema di Gar
In origine Cen (ᚳ) esprimeva un unico suono per la lettera k. Con il passare del tempo la palatalizzazione dell'antico inglese ammorbidì la /k/ verso /tʃ/ prima e dopo le vocali anteriori. Per questa ragione l'inglese moderno presenta kirk accanto a church e dike accanto a ditch: coppie in cui una delle due forme ha mantenuto il suono duro, a volte preservato al nord per influenza norrena.
Calc nacque per esprimere la /k/ dura che Cen non poteva più rappresentare con certezza, esattamente come Gar fu creata per la /ɡ/ dura rispetto a Gyfu.
Le due aggiunte costituiscono una coppia speculare, nate per lo stesso motivo all'incirca nella medesima epoca, ed entrambe vantano le loro attestazioni più significative in Northumbria. È la prova di un sistema grafico che veniva attivamente curato e aggiornato, anziché semplicemente ereditato.
Incisa sulla pietra
Calc è l'unica lettera di questo gruppo a vantare una valida documentazione epigrafica, ed è la ragione per cui merita più di una semplice nota a piè di pagina.
Compare infatti sulla Croce di Ruthwell nel Dumfriesshire, il monumento dell'VIII secolo che reca versi runici legati a The Dream of the Rood (Il sogno della Croce). Si ritrova inoltre nelle iscrizioni runiche dell'Isola di Man e in reperti scozzesi, dove le tradizioni runiche anglosassoni e norrene si sovrappongono.
Questa distribuzione geografica (Northumbria, Isola di Man e Scozia) guarda chiaramente a nord e a ovest, dove la cultura scritta anglosassone incontrava quella scandinava e dove una grafia capace di rendere la k dura senza ambiguità risultava assai più utile che nel sud.
Il nome
Il significato di Calc è controverso e mai stabilito con certezza. Le ipotesi principali sono tre:
Calice, dal latino calix, che collocherebbe il nome in un contesto cristiano, coerente con una lettera attestata su un monumento cristiano.
Gesso o calce, dal latino calx, da cui deriva l'inglese moderno chalk, una parola del tutto comune.
Un sandalo o calzatura, dal latino calceus, anch'esso proposto da vari studiosi.
Tutte e tre le ipotesi rimandano a prestiti dal latino che iniziano con la /k/ dura, esattamente il requisito fonetico di cui la lettera aveva bisogno. Nessuna di queste spiegazioni può essere confermata con sicurezza e non esiste alcuna strofa nel Poema runico con cui effettuare un confronto.
Vale la pena notare come ogni candidato sia un prestito linguistico: per una lettera creata in ambiente monastico, prendere il nome da un oggetto latino risulterebbe perfettamente coerente.
In lettura
Poiché non si conserva alcun significato tradizionale, qualsiasi lettura divinatoria è necessariamente moderna.
Ciò che la storia della lettera supporta concretamente è lo stesso concetto di Gar: preservare una distinzione che altrimenti andrebbe perduta. Calc esiste perché qualcuno ritenne importante mantenere riconoscibile la k dura, prendendosi il disturbo di creare un carattere apposito per rappresentarla.
L'interpretazione del calice, qualora l'etimologia fosse corretta, introdurrebbe un senso sacramentale o di recipiente sacro, e molte fonti moderne la utilizzano in questo modo. Tale lettura poggia tuttavia unicamente su una delle tre etimologie non confermate, e va trattata con la dovuta cautela per ciò che realmente è.
Domande frequenti
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