Le linee e i loro posti
Ogni esagramma è fatto di sei linee, e ogni linea porta due dati: dove si trova e quale valore le ha dato il lancio. Il posto decide di che cosa parla la linea; il valore decide se parla. Questa è la grammatica su cui gira tutto il resto del sistema.
- 6
- posizioni
- 4
- valori di linea
- 384
- testi di linea nel classico
La grammatica di un esagramma
Prima i sei posti, contati dal basso della figura verso l'alto. Poi i quattro valori con cui una linea può uscire, dei quali soltanto due si muovono.
I sei posti
Contati dal basso verso l'alto.
1. La prima linea
La linea in basso, la prima che si legge. L'inizio della situazione, prima che qualcuno possa vedere di che cosa si tratta.
2. La seconda linea
Il centro del trigramma inferiore, e uno dei due posti migliori della figura.
3. La terza linea
La cima del trigramma inferiore. Il posto più esposto della figura, e quello che raccoglie il maggior numero di avvertimenti.
4. La quarta linea
La prima linea del trigramma superiore: dentro la stanza dove si prendono le decisioni, e accanto a chi le prende.
5. La quinta linea
Il centro del trigramma superiore e il posto che governa l'esagramma: l'autorità esercitata bene.
6. La linea superiore
L'ultima linea, chiamata «sopra» e non sesta. La fine della situazione, oltre il punto in cui serviva ancora.
I quattro valori di linea
Ciò che produce un singolo lancio.
9. Yang vecchio
Una linea continua al suo massimo, contrassegnata con il 9. Si muove e diventa una linea spezzata nel secondo esagramma.
7. Yang giovane
Una linea continua a cui resta margine per crescere, contrassegnata con il 7. Resta com'è e non porta testo di linea.
8. Yin giovane
Una linea spezzata a cui resta margine per cedere, contrassegnata con l'8. Resta com'è e non porta testo di linea.
6. Yin vecchio
Una linea spezzata al suo massimo, contrassegnata con il 6. Si muove e diventa una linea continua nel secondo esagramma.
Posto e valore
Di ogni linea di un esagramma sono vere due cose distinte. La prima è dove si trova: primo posto, secondo posto e così via fino in cima. La seconda è quale valore le ha dato il lancio, che è uno di quattro numeri e non un semplice sì o no.
Il posto è fissato dalla figura ed è ciò di cui parlano quasi sempre i testi di linea. Il classico legge le sei posizioni come una gerarchia e come una sequenza nel tempo, sicché la linea in basso è l'inizio e il nuovo arrivato, la quinta è il sovrano e quella in alto è ciò che viene dopo. Il valore è fissato dal lancio e decide se quella linea è in movimento.
Correttezza, centralità e corrispondenza
Tre rapporti strutturali svolgono quasi tutto il lavoro analitico nel commento tradizionale.
Una linea è corretta quando il suo tipo si accorda con il suo posto: le linee continue spettano al primo, al terzo e al quinto posto, quelle spezzate al secondo, al quarto e al sesto. Una linea è centrale quando occupa il mezzo del proprio trigramma, il che vale solo per il secondo e il quinto posto, e in tutto il classico la centralità viene lodata con più costanza della correttezza. Una linea corrisponde a quella che sta tre posti più in là, accoppiando la prima con la quarta, la seconda con la quinta e la terza con la superiore, e si dice che la coppia si risponde quando le due linee sono di tipo opposto.
Un esagramma le cui linee seconda e quinta sono centrali, corrette e in corrispondenza risulta ordinato quanto il sistema consente, e le Sentenze spiegano spesso la propria buona sorte indicando proprio questo.
I quattro valori
Un lancio produce un sei, un sette, un otto o un nove per ciascuna linea. I sette e gli otto sono yang giovane e yin giovane: stabili, muti, letti solo come parte della struttura della figura. I sei e i nove sono yin vecchio e yang vecchio, linee giunte in fondo alla loro corsa e che si stanno rovesciando nel loro contrario. Sono queste le linee mobili, sono le loro i testi che si leggono, e sono loro a generare il secondo esagramma.
I due metodi di lancio consueti non producono questi quattro valori con la stessa frequenza. Gli steli di achillea li distribuiscono in modo diseguale; le tre monete li appiattiscono. La differenza è antica, è reale e se ne discute ancora.
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