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Dæg

giorno, luce del giorno

Il cardine, che giunge indipendentemente da quanto la notte sia stata meritata

Sound
d /d/
Posizione
24
Group
L'ætt di Tir
Descended from
Futhark Antico Dagaz (*dagaz)
Unicode
U+16DE
Tempistica
L'alba; una soglia anziché una durata
Sì / No
Sì, e presto

Diritto

  • alba
  • un punto di svolta
  • chiarezza
  • la fine di una notte difficile
  • risveglio
  • trasformazione
  • arrivo imparziale
  • una soglia

In the rune poems

Dæg byþ drihtnes sond, deore mannum, mære metodes leoht, myrgþ and tohiht eadgum and earmum, eallum brice.

Il giorno è il messaggero del Signore, caro agli uomini, la luce gloriosa del Misuratore, gioia e speranza per i ricchi e per i miseri, utile a tutti.

Poema runico in antico inglese · Dæg

Across the scripts

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Dagaz

Futhark Antico

L'antenata, ricostruita come *dagaz. Simmetrica su entrambi gli assi, non ha alcun significato rovesciato.

—

Non conservata

Futhark Recente

Eliminata nella riduzione a sedici caratteri; il suono d confluì in ᛏ týr, che copriva sia t sia d. Nessun poema norreno conserva una strofa per essa.

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Dæg

Futhorc anglosassone

Conservata immutata e fonte dell'unica strofa superstite. L'antico inglese dæg è l'antenato diretto del termine inglese moderno day.

Un giorno per tutti

Il Poema runico in antico inglese presuppone generalmente un mondo gerarchizzato, rivolgendosi a thane e nobili e traendo i propri esempi da sale e possedimenti. Due sole strofe rompono questo schema, e questa è la più esplicita.

Myrgþ and tohiht eadgum and earmum, eallum brice: una gioia e una speranza per gli eadgum, i prosperi o i beati, e per gli earmum, i miseri o i poveri. Eallum brice: utile a tutti.

La strofa di Ger compie la medesima operazione, con la terra che dona i suoi frutti ai nobili come ai bisognosi. Due su ventinove, ed entrambe riguardano cicli naturali che nessuno può possedere.

Un raccolto e il sorgere del sole giungono secondo le proprie leggi e non possono essere distribuiti in base al rango. Il poeta lo nota e lo dichiara apertamente anziché lasciarlo sottinteso. In un testo così compatto, dedicare una frase a questo aspetto è una scelta deliberata.

Il messaggero del Signore

Drihtnes sond, il messaggero del Signore, e mære metodes leoht, la luce gloriosa del metod.

Metod merita un'attenzione particolare. Significa il misuratore, colui che distribuisce o assegna la sorte, ed è impiegato nella poesia in antico inglese per indicare Dio; si tratta tuttavia di un termine germanico ereditato per indicare il destino o l'ordinatore supremo, non di un conio cristiano. Il Beowulf lo utilizza continuamente, e affianca wyrd nel vocabolario con cui i poeti designavano ciò che decide gli eventi.

La strofa adotta quindi una cornice cristiana avvalendosi di un impianto precristiano, come accade costantemente in questo poema. Il termine drihten nella strofa di Feoh funziona sia come signore terreno sia come il Signore; la strofa di Os impiega soltanto il significato di «bocca» per una parola che indicava anche una divinità.

Ciò che la cornice non muta è l'osservazione di fondo: la luce del giorno arriva, è utile a tutti e non si cura di chi la meriti.

Giorni e notti

In antico inglese dæg indica l'intervallo di luce diurna anziché il ciclo delle ventiquattro ore, poiché le popolazioni germaniche contavano il tempo per notti.

Tacito ne dà testimonianza: i popoli germanici non calcolano il tempo per giorni, ma per notti. L'inglese moderno conserva questa consuetudine in fortnight (quattordici notti, ovvero due settimane) e in passato in sennight (sette notti). Ricorrenze come la vigilia di Natale (Christmas Eve) riflettono proprio l'inizio del giorno al tramonto.

Dæg non è quindi un'unità di misura temporale, ma la parte illuminata del giorno e, nello specifico, l'istante in cui comincia.

Questo dettaglio è fondamentale per l'interpretazione: la runa rappresenta il cardine, non la durata, ossia il punto di passaggio in cui uno stato si trasforma in un altro anziché la condizione che segue.

Nella lettura

Dæg segna il momento preciso in cui una situazione cessa di essere una cosa e diventa un'altra.

È una definizione più circoscritta e utile rispetto alla generica nozione moderna di trasformazione. Dæg non è il processo di cambiamento né il suo esito; è il punto di svolta, e in una stesa indica solitamente che la transizione sta avvenendo adesso o è imminente.

Il legame con l'alba le conferisce una direzione. L'aurora mette fine alla notte, per cui Dæg indica più spesso la conclusione di un periodo difficile che non l'inizio di una fase idilliaca. Non sono la stessa cosa: ciò che segue l'alba è un giorno comune.

La runa porta con sé anche la chiarezza in senso letterale. Con il giorno diventano visibili elementi che erano presenti per tutta la notte, e Dæg compare frequentemente quando il consultante sta per scorgere una realtà già esistente.

L'imparzialità evidenziata dal poema resta l'insegnamento più prezioso: il giorno è utile a tutti e giunge indipendentemente dal fatto che la notte trascorsa sia stata meritata o meno. Dæg non è una ricompensa.

La runa è simmetrica su entrambi gli assi e non presenta alcun significato rovesciato.

Questions to sit with

  • Che cosa sta per rendersi visibile che era vero già da tempo?
  • Stai aspettando un esito favorevole o la fine di un periodo difficile? Sono due cose distinte.
  • Il giorno è utile a tutti, meritato o meno. Che cosa ti aspetti di esserti guadagnato?

Domande frequenti

Il giorno, e nello specifico la luce diurna e il suo sopraggiungere anziché un'unità di misura temporale. Dall'antico inglese dæg deriva il termine inglese moderno day. Nella lettura rappresenta il cardine: l'istante in cui uno stato si trasforma in un altro, anziché la condizione successiva.

Perché la luce del giorno non bada a chi la meriti. Myrgþ and tohiht eadgum and earmum, eallum brice: una gioia e una speranza per i prosperi e per i miseri, utile a tutti. È una delle sole due strofe del poema che rifiutano il mondo gerarchizzato presupposto dal resto del testo; l'altra, Ger, fa lo stesso per il raccolto.

Il misuratore, colui che assegna e distribuisce la sorte. Nella poesia in antico inglese è usato per Dio, ma è un vocabolo germanico ereditato per indicare il destino o l'ordinatore supremo, non una creazione cristiana. Il Beowulf lo usa costantemente insieme a wyrd. La strofa adotta una cornice cristiana su una struttura concettuale precristiana, come accade spesso nell'intero poema.

Tacito attesta che essi calcolavano il tempo non per giorni, ma per notti; l'inglese serba questa abitudine in fortnight (quattordici notti) e anticamente in sennight. L'uso riflette la concezione di un giorno che inizia al tramonto, sopravvissuta anche nella vigilia di Natale (Christmas Eve). Per questo motivo dæg indica la parte illuminata e non l'intero ciclo.

No. È simmetrica sia verticalmente sia orizzontalmente, quindi capovolgerla non muta la figura; è inoltre una delle nove rune non invertibili ereditate dal Futhark Antico. Un cardine è per definizione il punto di contatto tra due stati e guarda verso entrambi.