In sintesi
- Origine
- Antico Egitto
- Nome egizio
- Wedjat, il sano o l'intero
- Uso più antico
- Antico Regno, III millennio a.C.
- Materiali
- Faïence, corniola, lapislazzuli, oro
- Significa
- Integrità, guarigione, salute
- Da non confondere con
- L'Occhio di Ra
Cosa raffigura
Un occhio umano sormontato da un sopracciglio, con una linea retta che scende dall'angolo interno e una spirale ricurva da quello esterno. Questi due tratti inferiori non appartengono all'anatomia umana: sono i segni facciali di un falco, con ogni probabilità un falco lanario, e sono proprio ciò che trasforma un occhio disegnato nello sguardo di un dio falco.
Il termine egizio è wedjat, da una radice che indica ciò che è sano, integro, intatto. Non è l'occhio di vigilanza che ne hanno fatto le tarde tradizioni europee. È l'occhio ferito e poi risanato, e l'amuleto è una richiesta terrena di quella stessa guarigione.
Il mito alle origini
Horus e Seth si contendono il trono d'Egitto dopo l'assassinio di Osiride. Durante lo scontro Seth strappa o ferisce l'occhio di Horus. Thot, dio della scrittura e del calcolo, lo risana, e l'occhio ricomposto viene quindi offerto da Horus al padre defunto come dono supremo.
È questa sequenza a racchiuderne l'efficacia. L'occhio non trae potere dal vedere, ma dal fatto di essere stato spezzato e di essere tornato integro. L'offerta del wedjat diventa il modello di ogni offerta nel rito egizio, e l'amuleto porta con sé la promessa che ciò che è stato infranto possa essere restituito alla salute.
Un'affermazione ripetuta spesso sostiene che le sei parti dell'occhio corrispondano alle frazioni da un mezzo fino a un sessantaquattresimo usate nella misurazione egizia del grano, come documentato nel Papiro Matematico Rhind, e che sommate diano sessantatré sessantaquattresimi, con l'ultima parte fornita dal soffio guaritore di Thot. È un'idea affascinante. Alan Gardiner la propose nel 1927 e per quasi un secolo fu considerata un dato di fatto. Jim Ritter l'ha smentita nel 2003 nello studio Closing the Eye of Horus, dimostrando che i segni ieratici delle frazioni di capacità e i tratti dell'occhio tracciato ebbero storie del tutto separate e documentabili. Quel calcolo appartiene al romanticismo moderno e non alla realtà egizia.
Come veniva impiegato
È l'amuleto più comune d'Egitto, prodotto in faïence invetriata a migliaia di esemplari: economico per chiunque e al contempo sontuoso in oro e intarsi per un faraone. Portato al collo come ciondolo nella vita quotidiana. Dipinto sulle pareti dei sarcofagi affinché il defunto potesse guardare fuori. Inserito tra i bendaggi delle mummie e, in particolare, adagiato sopra l'incisione praticata per l'imbalsamazione, poiché la ferita doveva essere risanata.
Viaggiò anche lontano. I mercanti fenici, i contatti con greci e romani e la naturale maneggevolezza di una perla portarono il wedjat lungo tutto il Mediterraneo, dove andò ad alimentare una tradizione molto più ampia di amuleti a forma di occhio tuttora diffusi.
L'Occhio di Horus e l'Occhio di Ra
Vengono confusi continuamente, perfino su monili venduti con un nome e incisi con l'altro. Si tratta di concetti profondamente diversi.
L'Occhio di Horus è l'occhio ferito e guarito, legato alla luna, all'integrità e alla rinascita. L'Occhio di Ra è invece l'occhio del dio solare inviato come una dea indipendente e vendicatrice (identificata con Hathor, Sekhmet, Wadjet e altre), che scende a distruggere e deve essere placata per fare ritorno. Il primo è una promessa di cura. Il secondo è un'arma temibile che sfugge di mano.
Talvolta venivano disegnati nello stesso modo, una sovrapposizione che la religione egizia accoglieva senza difficoltà. Se si cerca il significato protettivo e risanatore, l'occhio autentico è il wedjat.
Come veniva realizzato e indossato
La produzione di questo amuleto era un'attività su vasta scala in Egitto e la sua collocazione rispondeva a regole precise, non al gusto individuale.
- Modellato in faïence invetriata per l'uso comune, oppure intagliato in corniola, lapislazzuli e oro per chi poteva permetterselo.
- Forato nella parte superiore o laterale per essere infilato su un filo, cucito sulle vesti o deposto sul corpo.
- Indossato al collo in vita, spesso unito ad altri amuleti in composizioni rituali anziché da solo.
- Dipinto sul lato sinistro della cassa all'altezza dello sguardo, così che il defunto potesse guardare verso est.
- Collocato sopra il taglio dell'imbalsamazione, la ferita che l'amuleto era chiamato a risanare.
Le coppie speculari erano frequenti e volute. Un wedjat sinistro e uno destro venivano spesso portati o disposti insieme.
A cosa si associa l'Occhio di Horus
I compiti a cui assolveva e i simboli egizi che lo affiancavano.
- Protezione e difesa Scopo L'amuleto polivalente d'Egitto, portato dai vivi e riposto con i defunti.
- Salute e guarigione Scopo L'integrità è il significato fondamentale dell'occhio, posizionato direttamente sulle piaghe e sui tagli dell'imbalsamazione.
- Ankh Talismano L'altro grande segno egizio trasposto dalle pitture tombali al corpo quotidiano.
- Scarabeo Talismano L'altro amuleto egizio prodotto in serie, rinvenuto spessissimo accanto al wedjat negli stessi bendaggi.
Domande per riflettere
- Il wedjat trae la sua forza dall'essere stato ferito prima di guarire. Cambia questo il motivo per cui ne indossereste uno?
- L'Egitto separava nettamente l'occhio che sana da quello che distrugge. Dove traccereste questo confine tra i vostri simboli?
- Quanto di ciò che attribuite a un simbolo antico deriva dalla civiltà che lo ha creato e quanto dal secolo che lo ha riscoperto?
Domande frequenti
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