In sintesi
- Origine
- Antico Egitto
- Si legge come
- Il geroglifico ankh, vita
- Uso più antico
- Periodo protodinastico, c. 3000 a.C.
- Materiali
- Faïence, legno, bronzo, oro
- Portato da
- Dei, accostato alle narici dei sovrani
- Uso successivo
- Crux ansata copta, poi rinascita moderna
Cos'è
Un occhiello sopra una barra orizzontale, posata su uno stelo verticale. Nella scrittura egizia è il segno trilittero che si legge ankh, che significa vita, usato sia nelle parole e nei nomi comuni sia in contesti sacri. Questa è la prima cosa da cogliere: a differenza di quasi ogni altro amuleto qui descritto, l'ankh è un elemento di scrittura prima di essere un simbolo.
Nelle tombe e nei templi gli dei lo impugnano per l'occhiello e lo porgono al naso del re, formula visiva che rappresenta il dono della vita o del respiro vitale. File di ankh sgorgano da vasi cerimoniali. Viene portato, offerto e concesso, e solo di rado ridotto a mera esibizione passiva.
Cosa raffigurava l'occhiello
Nessuno sa con certezza quale oggetto il segno raffigurasse in origine, e le proposte sono numerose. Il cinturino di un sandalo, con il cappio che avvolge la caviglia e la barra a fare da traversa, è l'ipotesi accademica più antica e rimane la tesi egittologica dominante, sostenuta da Alan Gardiner e poi da Wolfhart Westendorf. Funziona secondo il principio del rebus che attraversa l'intero sistema di scrittura: un oggetto concreto il cui nome ha un suono affine a quello di una parola astratta viene disegnato per trascrivere quel concetto, così una striscia di cuoio serve a scrivere «vita».
Altri studiosi hanno proposto uno specchio nella sua custodia, un drappo annodato o una cintura, una guaina di papiro o il sole che sorge sull'orizzonte. L'interpretazione che ne fa l'unione di principi maschili e femminili è una speculazione esoterica ottocentesca priva di appigli egizi, che si è dimostrata quasi impossibile da scalfire.
Nulla di tutto ciò è risolto, e la posizione più onesta è che l'origine del segno è perduta. Ciò che è certo è che gli egizi lo adoperarono per tre millenni senza sentire il bisogno di sciogliere l'enigma.
Come amuleto
Fabbricato nella stessa scala industriale dello scarabeo e dell'udjat: faïence invetriata per il popolo, legno per le sepolture modeste, bronzo e oro per chi poteva permetterseli. Indossato al collo, deposto con i defunti, fuso nei manici di specchi e cucchiai cerimoniali affinché l'oggetto stesso assumesse la sagoma del segno.
È un amuleto che dona vita più che un amuleto protettivo, e la distinzione emerge dalla sua collocazione. L'udjat fa la guardia; l'ankh concede. Nel contesto funerario non serve a respingere una minaccia, ma a provvedere una facoltà vitale di cui il defunto ha assoluto bisogno.
La forma sopravvisse al declino della religione egizia. I cristiani copti adottarono la sagoma come crux ansata, la croce con impugnatura, che ricorre nei manoscritti e nei tessuti copti dove funge da croce radicata nella tradizione locale.
La sua storia moderna
La riscoperta dell'ankh nel Novecento fu rapida e capillare. Divenne l'emblema della rinascita egittizzante nell'esoterismo occidentale, poi della controcultura degli anni Sessanta, della sottocultura goth e infine di un consistente filone di spiritualità afrocentrica e kemetica in cui riveste un significato profondo e solenne.
Quest'ultimo impiego è di primaria importanza. Per moltissime persone oggi l'ankh non è un reperto da bacheca, ma un simbolo vivo di continuità culturale africana, e viene indossato come tale. Vale la pena sapere in quale dialogo ci si inserisce quando lo si porta, perché il segno assolve simultaneamente a più funzioni nel nostro presente.
Come veniva fabbricato e portato l'ankh
La consuetudine rituale egizia è documentata con straordinaria ricchezza, poiché gran parte di essa è confluita nelle tombe.
- Modellato in faïence invetriata per l'uso comune, o intagliato e fuso in legno, bronzo, argento e oro.
- Forato all'apice dell'occhiello per essere infilato in un cordone, o creato come pezzo massiccio da impugnare.
- Indossato al collo in vita, spesso in una parure con un udjat e uno scarabeo anziché isolato.
- Deposto accanto ai defunti, dove il segno elargisce vigore vitale anziché limitarsi a sbarrare il passo al pericolo.
- Integrato in oggetti di uso quotidiano, così che uno specchio o un cucchiaio assumesse la forma del termine con cui era designato.
Gli ankh in commercio al giorno d'oggi sono sovente accostati a elementi spuri, perlopiù l'Occhio di Horus e lo scarabeo, in combinazioni che nessuna bottega egizia avrebbe mai concepito. Si tratta di una convenzione stilistica moderna e non di un'usanza antica.
A cosa si associa l'ankh
Il contesto rituale egizio insieme al quale veniva realizzato e indossato.
- L'Occhio di Horus Talismano La controparte protettiva della coppia egizia. L'udjat tiene lontano il danno; l'ankh elargisce la vita.
- Scarabeo Talismano Il terzo grande amuleto egizio di massa, legato in primo luogo alla rinascita e al sorgere del sole.
- Salute e guarigione Scopo La vita e il respiro sono il cuore dell'ankh, collocandolo tra i simboli di vitalità anziché tra quelli di sbarramento.
- Oro Materiale Il metallo dell'incorruttibile nel pensiero egizio, adoperato per i manufatti più insigni giunti fino a noi.
Domande per riflettere
- L'ankh elargisce anziché difendere. Quale di queste due virtù cerchi davvero in un amuleto?
- Il suo referente originale è andato smarrito ed è rimasto efficace per tremila anni. Un simbolo deve essere per forza riconducibile a un oggetto noto?
- Il medesimo segno è geroglifico, croce cristiana e vessillo identitario contemporaneo. Quale di questi significati porti con te?
Domande frequenti
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