Hagall
grandine
Un colpo dal cielo, estraneo a qualsiasi previsione
- Sound
- h /h/
- Posizione
- 7
- Group
- Ætt di Hagal
- Descended from
- Futhark Antico Hagalaz (*haglaz)
- Short-twig form
- ᚽ
- Unicode
- U+16BC
- Tempistica
- Improvviso, breve e fuori dal tuo controllo
- Sì / No
- No, ma passerà
Diritto
- grandine
- rottura
- danno improvviso
- maltempo
- evento incontrollabile
- crisi dall'esterno
- raccolto rovinato
- ciò che si scioglie
In the rune poems
Hagall er kaldastr korna; Kristr skóp hæimenn forna.
La grandine è il più freddo dei grani; Cristo creò il mondo antico.
Hagall er kaldakorn ok krapadrífa ok snáka sótt. grando hildingr.
La grandine è grano freddo, nevischio sferzante e il tormento dei serpenti. Grandine; principe.
Across the scripts
Hagalaz
L'antenato. La sua strofa in antico inglese è l'unica che segue la grandine fino alla fine, ricordando che poi si trasforma in acqua.
Hagall
Futhark Recente
Ridisegnata con un tratto diagonale passante. La tradizione manoscritta islandese associa questo nome a una figura a sei braccia simile a un fiocco di neve usata per contare nelle rune cifrate.
Hægl
L'Inghilterra conservò la barra diagonale. L'antico inglese hægl ha dato origine al termine moderno hail.
Cristo in un poema runico
La strofa norvegese è uno dei versi più citati negli studi runici, e non certo per la sua prima metà.
La grandine è il più freddo dei grani: l'immagine tradizionale, condivisa da tutte le testimonianze. Poi segue: Kristr skóp hæimenn forna, Cristo creò il mondo antico.
Il secondo verso svolge il suo compito metrico facendo rimare korna con forna, e il suo contenuto inserisce un chiaro principio dottrinale cristiano all'interno di un alfabeto mnemonico pagano.
Non si tratta di una contraddizione da sminuire, ma della situazione storica reale. Il poema norvegese fu composto e copiato in un paese cristianizzato, dove le rune continuarono a essere usate per secoli per gli stessi scopi di prima: epigrafi commemorative, marchi di proprietà, commercio e corrispondenza. Non vi fu mai l'obbligo di abbandonare la scrittura.
La strofa di Sól fa lo stesso, inchinandosi al sacro decreto. Chiunque utilizzi questi testi come finestra sul paganesimo deve prima guardare oltre questa cornice dottrinale.
Il più freddo dei grani
Tutte e tre le tradizioni poetiche paragonano la grandine a un grano, ed è questa la metafora su cui si fonda la runa: qualcosa che cade con l'aspetto della semente, colpisce le coltivazioni e le distrugge.
La strofa islandese offre tre kenningar. Kaldakorn, grano freddo. Krapadrífa, nevischio sferzante, tipico del clima islandese piuttosto che una grandinata netta. E infine snáka sótt, il tormento dei serpenti.
Quest'ultima espressione è singolare. La spiegazione prevalente è che il gelo intorpidisca o renda inerti i rettili; la grandine rappresenta dunque ciò che paralizza una creatura a sangue freddo. In Islanda non esistono serpenti, il che rende l'immagine puramente letteraria e indica che la formula fu importata dalla più ampia tradizione norrena continentale.
La runa da cui contano i cifrari
Questo è il tratto più concreto della runa e costituisce un autentico esempio di crittografia medievale.
I sistemi di cifratura runica (hahalrúnar, ísrúnar, lǫgrúnar e altri descritti nei codici islandesi e incisi su reperti) funzionano codificando ogni runa con due numeri: l'ætt di appartenenza e la sua posizione all'interno di esso. Il segno può essere tracciato con due serie di tratti, come rami su un'asta o come una fila di figure stilizzate col giusto numero di braccia.
Il metodo funziona solo perché la tripartizione della sequenza era fissa e universalmente nota. I bratteati di Vadstena e Grumpan mostrano questa divisione già nel Futhark Antico; all'epoca del Futhark Recente era diventata una chiave operativa comune.
La pietra di Rök in Svezia (circa 800) impiega diversi sistemi di questo tipo in una sola epigrafe. Anche le incisioni di Maeshowe nelle Orcadi contengono rune cifrate. E una forma ramificata associata al nome di questa runa nei manoscritti islandesi, disegnata spesso come un fiocco a sei punte, era il veicolo standard per trascriverle.
Così la runa della grandine è anche, per definizione, la lettera su cui si fonda la scrittura segreta norrena.
Nella lettura
Hagall rappresenta una rottura che irrompe dall'esterno, priva di un colpevole diretto e senza alcuno spazio di negoziazione.
Questo la distingue chiaramente dalle runa vicine. Þurs ha dietro di sé un'intenzione ostile. Kaun cova lentamente in silenzio. Nauðr è una condizione di privazione in cui si è costretti a vivere. Hagall semplicemente cade.
In una stesa segnala l'evento imprevisto che nessuno avrebbe potuto calcolare: una decisione presa altrove, un incidente o un temporale in senso letterale o figurato. Il consultante non ne è la causa, e chiarirlo è spesso il contributo più utile della runa.
I poemi norreni, a differenza di quello in antico inglese, non seguono la grandine fino allo scioglimento. La lasciano congelata come grano freddo e nevischio. Vista attraverso la sequenza di sedici lettere, Hagall risulta più severa della sua antenata del Futhark Antico: il danno viene enunciato, la consolazione taciuta.
Come lettera
La variante a rami lunghi ᚼ attraversa l'asta con un tratto diagonale; la variante a rami corti ᚽ riduce ulteriormente il segno.
La runa rappresenta il fonema /h/. L'antico norreno utilizzava questo suono liberamente all'inizio delle parole e nei nessi hl-, hn-, hr- e hv-, che nelle lingue scandinave moderne si sono poi semplificati. L'islandese ne conserva e pronuncia tuttora diversi.
Questions to sit with
- Quale imprevisto recente ti ha colpito senza che tu ne avessi alcuna colpa?
- Stai cercando un responsabile per qualcosa di impersonale come il maltempo?
- I poemi norreni non parlano del disgelo: stai aspettando un sollievo che nessuno ti ha promesso?
Domande frequenti
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