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Esagramma 52 di 64

L'Arresto

艮 · Gèn

Montagna sopra montagna, il trigramma dell'arresto raddoppiato. L'esagramma della quiete secondo il classico, e una delle più antiche istruzioni di meditazione nella letteratura cinese.

quiete meditazione limiti fermarsi
Numero di Re Wen
52 di 64
Composizione
Monte su Monte
Linee, dal basso in alto
Spezzata · spezzata · continua · spezzata · spezzata · continua
Cinese
艮 · Gèn

La Sentenza

Tenere ferma la schiena, così da non sentire più il corpo. Cammina nel suo cortile e non vede le persone lì presenti. Nessuna colpa.

Un'istruzione tecnica. La quiete viene collocata nella schiena, dove non vi sono sensazioni né desideri, anziché nella mente che tenta di calmare se stessa.

L'Immagine

Montagne congiunte: l'Arresto. Così la persona nobile non lascia che i suoi pensieri vadano oltre la sua situazione.

La concentrazione intesa come limite. Pensare senza uscire dalle proprie circostanze: questo è ciò che il classico chiama concentrazione.

Che cosa significa

Gèn raddoppiato rappresenta la trattazione dell'arresto secondo il classico, e la sua Sentenza ha un carattere insolitamente tecnico. Tenere ferma la schiena, così da non sentire più il corpo; camminare nel cortile senza vedere le persone. Da due millenni i commentari leggono questa formula come un'istruzione meditativa, e la scelta anatomica è intenzionale. La schiena è la parte del corpo con meno sensazioni e meno appetiti, dunque acquietarla placa il desiderio invece di combatterlo.

Le linee risalgono il corpo proprio come nell'esagramma 31, e il parallelismo è voluto: lì l'influsso sale dall'alluce alla lingua, qui la quiete segue lo stesso percorso. La terza linea racchiude l'avvertimento. Irrigidire la spina dorsale e forzare il punto di snodo fa soffocare il cuore. Una quiete imposta con la rigidità non è vera quiete.

La quinta linea porta la quiete alla parola, e la formulazione è precisa: i discorsi hanno ordine. Non si tratta di silenzio, bensì di un parlare che ha smesso di correre più svelto del pensiero.

L'Immagine stabilisce la forma generale: pensieri che non oltrepassano la situazione contingente. Per il testo classico, questo limite traccia la definizione stessa di concentrazione.

In una lettura

Come responso, l'Arresto invita a fermarsi. Non all'abbandono: una sosta deliberata, mantenendo salda la posizione.

Il consiglio è di mantenere l'attenzione all'interno delle circostanze reali in cui ci si trova, lasciando che la quiete sia strutturale e non forzata. La terza linea fa da monito: se rimanere immobili genera tensione nel petto, ci si sta irrigidendo invece di fermarsi.

Le sei linee

Leggi il testo di una linea solo se il lancio l'ha resa mobile. Sono elencate dall'alto della figura verso il basso, così come viene disegnato l'esagramma.

  1. Nove in cima

    Quiete sincera. Buona fortuna.

    Una quiete completa e priva di forzature. La linea migliore dell'esagramma, e la più breve.

  2. Sei al quinto posto

    Tenere ferme le mascelle. Le parole hanno ordine. Il rimpianto svanisce.

    La quiete che raggiunge la parola. Non silenzio assoluto, ma un parlare che ha smesso di correre più svelto del pensiero.

  3. Sei al quarto posto

    Tenere fermo il busto. Nessuna colpa.

    Compostezza dell'intero corpo, raggiunta senza sforzo.

  4. Nove al terzo posto

    Tenere ferme le anche, irrigidire la spina dorsale. Pericoloso. Il cuore viene soffocato.

    Una quiete forzata applicata al cardine del corpo. Rigidità scambiata per calma, che il classico segnala come un pericolo.

  5. Sei al secondo posto

    Tenere fermi i polpacci. Non può salvare colui che segue. Il suo cuore non è lieto.

    Trattenuti mentre chi sta davanti sbaglia strada. La linea registra l'amarezza senza giustificare il movimento.

  6. Sei al principio

    Tenere fermi gli alluci. Nessuna colpa. Una costanza durevole premia.

    Fermarsi prima del primo passo. Il punto più facile per arrestare qualsiasi cosa.