In sintesi
- Specie
- Corallium rubrum, mar Mediterraneo
- Che cos'è
- Scheletro in carbonato di calcio di un animale coloniale
- Mito
- Il sangue di Medusa pietrificato a contatto con l'acqua marina
- Uso classico
- Amuleti per neonati e morsi da dentizione
- Visibile in
- Dipinti rinascimentali italiani del Bambin Gesù
- Oggi
- A crescita lenta, regolato da quote di pesca e spesso imitato
Cos'è e come si forma
Corallium rubrum è un animale coloniale che sviluppa un robusto scheletro ramificato di carbonato di calcio, colorato dal rosso al rosa da pigmenti carotenoidi. Cresce sui fondali rocciosi del Mediterraneo a un ritmo lentissimo, pochi millimetri all'anno, e può vivere per decenni.
I pescatori subacquei ne raccolgono lo scheletro calcareo, che acquista una lucentezza rosso cupo con la levigatura e si presta all'intaglio. Non appartiene al regno vegetale né a quello minerale in senso stretto. La sua natura ambigua fu notata già nell'antichità: Ovidio lo descriveva come una pianta che si pietrifica non appena estratta dall'acqua, mentre Teofrasto e Plinio ebbero entrambi difficoltà a collocarlo nelle rispettive classificazioni del mondo naturale.
Il sangue di Medusa
Nelle Metamorfosi di Ovidio si narra il mito fondativo del corallo. Perseo, dopo aver decapitato Medusa, ne depone la testa su un letto di alghe lungo la riva. La vegetazione marina assorbe la forza prodigiosa della Gorgone, si pietrifica e genera il corallo rosso, che le ninfe diffondono poi nelle profondità marine.
Questo racconto svolge una precisa funzione apotropaica. Secondo il mito, il corallo nasce dal contatto diretto con lo sguardo più letale della mitologia greca, capace di tramutare i viventi in pietra. Una materia scaturita da una visione pietrificante diventa lo scudo ideale da appendere al collo di un bambino contro il malocchio, e la tradizione mediterranea lo ha impiegato esattamente con questo scopo.
Nell'antica Roma il corallo veniva fatto indossare abitualmente ai neonati. Plinio il Vecchio ne documenta l'efficacia protettiva per l'infanzia, portato come ciondolo al collo: una consuetudine proseguita senza interruzioni per tutto il Medioevo fino all'Italia rinascimentale.
Al collo dei neonati rinascimentali
La pittura italiana del Quattrocento e del Cinquecento abbonda di corallo. In innumerevoli tavole il Bambin Gesù indossa un rametto o un vistoso pendente di corallo rosso. Non si tratta di una licenza ornamentale: gli artisti ritraevano ciò che i neonati di quelle famiglie portavano realmente. Piero della Francesca ne offre due tra le testimonianze più celebri: la Madonna di Senigallia, databile attorno al 1474, e la Pala di Brera (o Pala Montefeltro), dove un massiccio corallo riposa sulla gola del Bambino addormentato.
Il paradosso teologico racchiuso in queste opere merita attenzione. Un fanciullo divino e onnipotente compare con un amuleto popolare di radice pagana contro il malocchio, semplicemente perché tale era il costume diffuso nelle case dell'Italia centrale. Il corallo assolveva a una doppia funzione: allontanava l'invidia nel presente e, nella sua forma ramificata color sangue, prefigurava il sacrificio della Passione e della croce. Lo sguardo dell'uomo del Rinascimento leggeva nella struttura del corallo tanto un'eco vegetale quanto la trama dei vasi sanguigni e dell'albero respiratorio.
I morsi da dentizione in corallo, rami levigati montati su supporti d'argento arricchiti da sonagli, rimasero un oggetto di lusso diffuso nelle culle europee fino all'Ottocento. Il ramo univa la virtù magica al sollievo per le gengive, mentre la montatura recava spesso un fischietto e campanelli utili per chiamare la nutrice. Diversi esemplari sono custoditi nelle collezioni museali.
Il cornicello napoletano prolunga questa medesima usanza fino ai nostri giorni: quando la tradizione viene rispettata con rigore, è proprio il corallo rosso autentico a costituire la materia d'elezione del corno scaramantico.
Il problema della conservazione
Il corallo rosso del Mediterraneo è stato raccolto fin dall'antichità e oggi i banchi storici risultano fortemente impoveriti. Crescendo di appena pochi millimetri l'anno, una colonia prelevata richiede tempi superiori a un'intera vita umana per rigenerarsi. La pesca è attualmente regolamentata da quote restrittive, taglie minime di cattura e aree marine protette; inoltre il commercio internazionale di diverse specie del genere Corallium è sottoposto ai vincoli della convenzione CITES.
La maggior parte della bigiotteria economica spacciata per corallo rosso non proviene da questo organismo. Corallo bambù tinto, corallo spugna colorato, polvere di corallo agglomerata e semplice resina plastica vengono venduti in grandi volumi con la dicitura generica di corallo, approfittando di normative di etichettatura spesso permissive.
Sul piano pratico, chi ricerca il materiale tradizionale deve rivolgersi a maestri orafi in grado di indicare la specie biologica e il bacino di provenienza, accettando costi proporzionati alla rarità. Una scelta coerente consiste nel preferire manufatti d'epoca o gioielli di famiglia: sottratti alle dinamiche della pesca contemporanea, essi rappresentano la forma autentica in cui la tradizione si è consolidata nei secoli.
Come si usa il corallo come amuleto
L'antica usanza mediterranea per la culla e le consuetudini moderne.
- Scegliere un rametto grezzo oppure un corno ritorto levigato. La forma a ramo è la più antica ed è quella testimoniata dalla pittura storica.
- Montarlo in argento per indossarlo, secondo la tradizionale oreficeria italiana e spagnola.
- Appenderlo al collo del neonato o fissarlo alla culla con una spilla, a protezione contro il malocchio.
- Preservarne la tonalità rossa. Nel folklore il corallo sbiadito, calcareo o sbiancato è ritenuto privo di vigore apotropaico.
- Evitare acidi, profumi e pulitori a ultrasuoni: il carbonato di calcio è tenero e si dissolve facilmente a contatto con sostanze acide.
- Per i neonati, rispettare la medesima cautela raccomandata per l'ambra: mai mettere collane o fili di perline attorno al collo di un bambino piccolo.
Nei paesi cattolici europei il corallo rappresentava il tipico dono per il battesimo. In questo caso la convenzione sul dono era rigorosa: l'amuleto di corallo doveva essere regalato da un padrino o da una madrina.
A cosa si affianca il corallo rosso
Gli amuleti ricavati da questa materia e le paure a cui rispondeva.
- Cornicello Amuleto Per tradizione il corno deve essere di vero corallo; le versioni in plastica sono un surrogato industriale recente.
- Contro il malocchio Scopo La sua funzione primaria, rafforzata dal mito di Medusa che attribuisce alla materia la forza pietrificante della Gorgone.
- Fertilità, gravidanza e parto Scopo Il regalo tradizionale per il battesimo e la prima infanzia nel Mediterraneo, donato nel momento di maggiore fragilità della famiglia.
- Ambra Materiale L'omologo settentrionale: materia organica tiepida posta sui neonati, oggi sottoposta alle medesime cautele di sicurezza infantile.
Domande per riflettere
- Una sostanza nata da uno sguardo pietrificante, indossata per difendersi da uno sguardo malevolo. Questa logica apotropaica risulta convincente?
- La tradizione si è fondata su una specie che cresce di pochi millimetri all'anno. Come ci si rapporta con un amuleto la cui materia prima è in via di esaurimento?
- Gran parte del corallo autentico legato a questa usanza è ormai antico. Un portafortuna ricevuto in eredità racchiude un valore superiore rispetto a un pezzo appena lavorato?
Domande frequenti
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