䷟
Esagramma 32 di 64

La Durata

恆 · Héng

Tuono sopra e vento sotto, il figlio primogenito sopra la figlia primogenita: il matrimonio stabile a fronte del corteggiamento dell'esagramma 31. L'esagramma del classico dedicato a ciò che dura.

tenuta costanza matrimonio resistenza
Numero di Re Wen
32 di 64
Composizione
Tuono su Vento
Linee, dal basso in alto
Spezzata · continua · continua · continua · spezzata · spezzata
Cinese
恆 · Héng

La Sentenza

Successo. Nessuna colpa. Premia chi tiene la rotta. Giova avere un posto dove andare.

La durata non è immobilità: l'ultima frase ricorda che un assetto duraturo ha comunque bisogno di una direzione in cui muoversi.

L'Immagine

Tuono e vento: la Durata. Così la persona nobile sta salda e non muta direzione.

Due tra le forze più mutevoli della natura offrono l'immagine della permanenza: a durare è il modello che si ripete, non la singola folata.

Che cosa significa

Heng segue la Stimolazione nella sequenza tradizionale, e l'accostamento è voluto: l'attrazione si consolida in un assetto, il corteggiamento diventa matrimonio. Tuono e vento ne sono le immagini, una scelta sorprendente per esprimere la durata, finché non se ne comprende il senso: nessuno dei due elementi è un oggetto fisso, ma entrambi sono fenomeni ricorrenti. In natura ciò che dura è la regolarità del ciclo, non la singola folata.

Per questo la Sentenza aggiunge che giova avere un posto dove andare. Nel libro la durata non coincide con l'immobilità: una cosa dura quando continua a muoversi in una direzione coerente. La linea superiore, dove l'irrequietezza si è fatta permanente, mostra il fallimento opposto.

Le linee illustrano i diversi modi in cui la costanza può deviare: esigerla troppo presto, prima che esista qualcosa da sostenere; non darne alcuna al proprio carattere, difetto che il Grande Trattato segnala come il marchio di una persona inaffidabile; ostinarsi dove non c'è nulla da ricavare, come nella formula «nel campo non c'è selvaggina», quattro caratteri per indicare uno sforzo fedele profuso nel posto sbagliato.

La quinta linea distingue il proprio responso in base al genere, con una formula figlia della propria epoca. Il testo la riporta fedelmente com'è tramandata, da leggersi come la descrizione di un'antica economia domestica piuttosto che come un precetto morale.

In una lettura

La Durata come responso riguarda la capacità di una situazione di reggere nel tempo, ed è favorevole alla prosecuzione costante di un cammino.

I suoi tre moniti hanno un risvolto pratico: non esigere stabilità prima che sia stata costruita; non mostrarsi incostanti nella propria condotta pretendendo fermezza dagli altri; tenere infine presente la quarta linea: la fedeltà a un campo privo di selvaggina non è una virtù, ma uno spreco di energie.

Le sei linee

Leggi il testo di una linea solo se il lancio l'ha resa mobile. Sono elencate dall'alto della figura verso il basso, così come viene disegnato l'esagramma.

  1. Sei in cima

    Irrequietezza come condizione permanente. Sventura.

    L'agitazione che è divenuta essa stessa ciò che dura: l'esatto rovesciamento dell'esagramma.

  2. Sei al quinto posto

    Dare durata al proprio carattere mediante la perseveranza. Per una moglie, buona fortuna; per un marito, sventura.

    L'antica divisione dei ruoli nel classico: la costanza nell'adattarsi era lodata nell'uno e rimproverata nell'altro. La linea riflette una casa dell'età del bronzo, non una regola universale.

  3. Nove al quarto posto

    Nel campo non c'è selvaggina.

    Ostinarsi nel posto sbagliato: applicare con devozione la costanza a qualcosa che non poteva dare alcun frutto.

  4. Nove al terzo posto

    Chi non conferisce durata al proprio carattere incontra il disonore. Continua umiliazione.

    L'incostanza come abitudine radicata. Il classico cita altrove questa linea come esempio di persona inaffidabile.

  5. Nove al secondo posto

    Il pentimento svanisce.

    Tre caratteri e nessuna immagine. La costanza nella posizione centrale non ha bisogno di spiegazioni.

  6. Sei al principio

    Cercare la durata troppo presto. La perseveranza reca sventura. Nulla è propizio.

    Esigere stabilità fin dal principio, prima ancora che si sia formato qualcosa capace di durare.