Talismani · Amuleti nordici

Il Vegvisir

Chiamato anche: Il cartello indicatore, la guida dei sentieri, la bussola vichinga

Un simbolo magico islandese dell'Ottocento, venduto quasi ovunque come se risalisse all'epoca vichinga.

In sintesi

Origine
Islanda
Manoscritto più antico
Manoscritto Huld, 1860
Tipo
Galdrastafur, un rigo o glifo magico
Forma
Otto raggi diramati da un centro comune
Se ne rivendica
Non smarrire la strada durante le intemperie
Non
Un simbolo dell'era vichinga

Che cos'è in realtà

Otto bracci che si irradiano da un punto focale, ciascuno rifinito da una specifica combinazione di ganci, traverse e biforcazioni. Rientra nella famiglia dei caratteri magici islandesi detti galdrastafir, glifi compresi in diversi grimori compilati in Islanda molto tempo dopo la fine del Medioevo.

Il testo a margine nel manoscritto Huld, redatto da Geir Vigfússon nel 1860, afferma in sostanza che chi porta con sé questo segno non perderà mai la via nelle tempeste o nel cattivo tempo, perfino quando la strada è ignota. Questa è l'unica virtù attestata dalle fonti storiche. Non esiste alcun rito associato, nessuna prescrizione materiale e nessuna complessa trama mitica.

Da dove ha origine veramente

È tramandato da tre manoscritti islandesi, tutti riconducibili al XIX secolo: il manoscritto Huld del 1860 e altri due testi della medesima tradizione. La magia grafica islandese è un fenomeno post-medievale, debitore tanto dei grimori dell'Europa continentale quanto del retaggio nordico, fiorito in un'Islanda saldamente cristiana e non certo pagana.

L'attribuzione ai vichinghi è un'invenzione dei secoli XX e XXI, alimentata dalla cultura del tatuaggio, dal commercio turistico e dal web, e consacrata dal nome «bussola vichinga», espressione che nessuno ha mai impiegato nell'Islanda storica. Non si conosce alcun reperto archeologico dell'epoca vichinga che rechi questa figura. Tra l'età dei vichinghi e la prima attestazione scritta trascorrono circa seicento anni.

Evidenziare questo fatto non sminuisce il valore del segno. Il folclore magico islandese dell'Ottocento è una tradizione autentica, documentata e di grande interesse. Semplicemente non corrisponde a ciò che la mercanzia moderna sostiene.

La confusione con l'Ægishjálmur

Il Vegvisir viene costantemente confuso con l'Ægishjálmur, il timone del terrore, un altro glifo islandese costituito da otto bracci uguali terminanti a tridente, che si diramano da un centro per incutere spavento o garantire difesa durante gli scontri. Quest'ultimo vanta perlomeno un nome con una reale discendenza letteraria in antico norreno, citato nell'Edda poetica e nella saga dei Völsungar, sebbene il disegno pervenuto derivi ugualmente da manoscritti tardi.

Le due figure presentano un aspetto simile e vengono continuamente scambiate nei cataloghi dei tatuatori e nell'oreficeria. I bracci del Vegvisir sono diversi l'uno dall'altro; quelli del timone del terrore sono tutti uguali. Questa discrepanza visiva è il criterio più immediato per riconoscerli.

Perché ha riscosso tanto successo

Perché la rassicurazione che offre tocca corde profonde. La gran parte dei talismani cerca di respingere minacce esterne. Questo glifo risponde invece a una vulnerabilità umana e condivisa: ritrovarsi smarriti, in condizioni ostili, senza conoscere la direzione. È una sensibilità molto moderna rispetto a tanti temi di questa raccolta, agevole da cogliere come metafora esistenziale.

Inoltre la figura ha un impatto estetico notevole. Con la sua forma radiale, geometrica, inconsueta e pulita da tracciare, si adatta a un tatuaggio assai meglio di quasi qualunque altro segno nordico. Il suo successo attuale è reale anche se le sue radici non risalgono all'alto medioevo. Il fatto che un amuleto appartenga all'Ottocento anziché al decimo secolo non ne fa un falso: ne fa una testimonianza autenticamente islandese.

Come viene tramandato e adoperato

La prescrizione del manoscritto è essenziale, e quasi tutto ciò che vi ruota attorno oggi è moderno.

  1. Tracciare gli otto bracci partendo da un centro comune, ognuno con il proprio disegno terminale. I bracci non devono risultare identici.
  2. Il manoscritto Huld non impone alcun supporto, inchiostro, ora favorevole o liturgia. La prassi posteriore ha mutuato questi dettagli da altri grimori.
  3. Diverse ricette di glifi islandesi richiedono sangue o supporti particolari; la voce del Vegvisir è priva di simili prescrizioni.
  4. Va portato sulla persona, stando al testo, affinché non si smarrisca il percorso durante i temporali.
  5. L'impiego moderno si esprime principalmente in tatuaggi, ciondoli o grafiche stampate.

Se si desidera osservare l'oggetto storico e non il manufatto da negozio, conviene guardare la pagina manoscritta. Il manoscritto Huld è custodito e reso disponibile in digitale dalla Biblioteca Nazionale e Universitaria d'Islanda.

Domande per riflettere

  • Sapere che un simbolo appartiene all'Ottocento e non all'età vichinga cambia ciò che rappresenta per voi?
  • Il glifo promette di non perdere la rotta perfino quando il cammino è ignoto. Quando vi è capitato di cercarne il conforto?
  • Chi trae vantaggio dal descrivere un talismano come molto più antico di quanto attestino le testimonianze storiche?

Domande frequenti