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emp

un gruppo di suoni, origine sconosciuta

Un gruppo di suoni compresso in un solo tratto, di origine sconosciuta

I glifi sono mostrati in Unicode e disposti da sinistra a destra. Entrambi gli alfabeti si scrivono da destra a sinistra, quindi queste righe sono una comodità grafica.

Sound
emp /ɛmp/
Posizione
43
Group
Capita dictionum
Unicode
U+10CE1

Cosa sono i capita dictionum

Un piccolo gruppo di caratteri del rovás non rappresenta suoni isolati. Questi segni comprimono un intero gruppo (due o tre suoni) in un unico tratto, e sono attestati negli elenchi alfabetici tardomedievali con l'espressione latina capita dictionum, capi di parole.

Se ne contano otto: amb, and, emp, enc, ent, unk, us e il discusso tprus.

Sotto il profilo funzionale somigliano ai gruppi sillabici dell'antica scrittura turcica, provvista di glifi specifici per oq, ök, nt e simili. Se ciò derivi da una trasmissione storica o da una convergenza funzionale rimane un punto aperto: entrambe le scritture venivano incise manualmente su supporti duri ed entrambe avevano solide ragioni per ricorrere a forme abbreviate.

Ciò che non è noto

La loro origine linguistica. Nessuna ricerca ha fornito una spiegazione certa sulla genesi di queste particolari sequenze o sul motivo della loro scelta esclusiva.

Non è affatto evidente che i nessi selezionati siano i più frequenti della lingua ungherese, come invece ci si aspetterebbe se fossero normali abbreviazioni statistiche; né costituiscono una serie organica.

Compaiono negli elenchi medievali, in particolare nel registro di Nikolsburg, accanto a un numero considerevole di legature. Il confine tra un caput dictionum e una legatura ordinaria non è marcato, tanto che diversi studiosi li interpretano come legature fossilizzate, catalogate come lettere indipendenti solo perché così le annotò un amanuense.

Nell'uso pratico

In pratica assai rari. Il rovás moderno può trascrivere ciascuno di questi nessi con lettere comuni, soluzione preferita dalla maggioranza degli scriventi.

Sono presenti negli standard informatici in quanto documentati negli alfabetari storici. Conservano interesse perché mostrano la dinamica tipica delle scritture epigrafiche: condensare sequenze frequenti per ridurre le incisioni su materiali dove ogni tratto richiede fatica.

Domande frequenti

Otto caratteri del rovás che condensano un intero gruppo consonantico o sillabico in un solo segno invece di notare un unico suono. Il nome latino significa capi di parole; figurano in inventari tardomedievali come quello di Nikolsburg.

Non è nota. Non esistono spiegazioni certe sul perché proprio questi nessi abbiano ricevuto un grafema dedicato. Non è evidente che riflettano le combinazioni più consuete dell'ungherese, come invece ci si aspetterebbe se fossero semplici abbreviazioni, e si distinguono a fatica dalle ordinarie legature.

Mostrano affinità sul piano funzionale, poiché l'antico alfabeto turcico possedeva segni per oq, ök, nt e simili. Se si tratti di parentela storica o convergenza spontanea resta incerto. Entrambi i sistemi venivano intagliati nel legno o nella pietra.

Molto raramente. La scrittura rovás odierna trascrive abitualmente tali gruppi tramite le lettere canoniche. La loro codifica digitale è dovuta unicamente alle fonti storiche manoscritte.

No. Le lettere del rovás sono puramente fonetiche. I loro nomi (eb, ec, ed) costituiscono meri ausili di recitazione con vocale d'appoggio iniziale, non vocaboli autonomi. In assenza di poemi runici, kenningar o valenze esoteriche, il rovás non ha legami con la divinazione runica germanica.